La Procura della Repubblica di Milano ha deciso di non perseguire il caso dell'indagine sugli arbitri, concludendo che l'ex designatore arbitrale Rocchi, il suo vice Gervasoni e l'Inter non hanno costituito un'interferenza sistematica.

Dopo mesi di intercettazioni telefoniche, interrogatori segreti, udienze e sorveglianza, la Procura della Repubblica di Milano non ha trovato prove sostanziali relative all'indagine e alla fine ha annunciato l'archiviazione del caso. Rocchi si è autosospeso volontariamente dopo aver ricevuto la notifica giudiziaria nell'aprile dello scorso anno. L'Inter, un tempo oggetto di indagine per presunta influenza sulla selezione degli arbitri in partite specifiche, è stata ora esentata dal procedimento penale insieme ai due individui summenzionati. Anche il club, sebbene registrato come obiettivo di indagine, ha visto il suo caso immediatamente archiviato.
Il procuratore Marcello Viola ha dichiarato in una comunicazione che l'indagine ha ricostruito "episodi di interferenza storicamente ipotetici", ma "non ha riscontrato alcun meccanismo sistematico finalizzato a interferire con le designazioni arbitrali". La dichiarazione ha inoltre sottolineato che la richiesta di archiviazione distingueva tra due tipi di condotta: in primo luogo, la frode sportiva che costituisce un reato, cioè atti fraudolenti volti a influenzare la regolarità di una singola partita; e in secondo luogo, atti di interferenza che oggettivamente non possedevano le caratteristiche summenzionate.
La dichiarazione è stata firmata anche dal Procuratore Capo Maurizio Ascione. Ascione sta per essere trasferito alla Procura Europea e lascerà oggi il tribunale di Milano. Nell'ultimo mese dell'indagine, lo ha assistito il Sostituto Procuratore Paolo Jelo. Dopo una serie di discussioni interne, entrambe le parti hanno firmato congiuntamente questo annuncio di archiviazione.
L'archiviazione non è la fine dell'indagine; i materiali pertinenti saranno distribuiti in base alla giurisdizione. Ad esempio, il "fatto del bussare" altamente controverso – che ha coinvolto gli operatori VAR Nasca e Di Volo che bussavano al vetro nella sala VAR di Lissone – sarà trasferito alla Procura di Monza per competenza territoriale, essendo precedentemente rimasto nel fascicolo del procuratore di Milano. Il caso dell'assistente VAR Daniele Paterna, che è stato filmato mentre chiedeva "È rigore?" quando qualcuno bussava durante la partita Udinese-Parma, rimarrà a Milano per il processo perché è accusato di aver fornito false informazioni ad Ascione durante l'udienza. Inoltre, tutti i materiali saranno inviati al Procuratore Federale Chiné per ulteriori indagini su possibili violazioni sportive. Dal punto di vista del diritto penale, questo caso si conclude oggi.
Tradotto dall'IA.
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