Secondo Gianluca Di Marzio, l'allenatore del Milan Gennaro Gattuso ha parlato a un festival sportivo del suo rapporto con Gian Piero Gasperini, del suo rapporto di lavoro con Claudio Lotito, dei suoi ricordi della vittoria della Coppa del Mondo 2006 e di giocatori come Davide Frattesi e Nuno Tavares.

Al festival sportivo, Gattuso ha discusso di diversi argomenti legati alla situazione attuale del Milan e alle sue esperienze nel calcio italiano. Una delle sezioni più discusse è stata il suo rapporto con Gasperini, con il quale ha mantenuto un rapporto rispettoso e stretto anche durante i momenti più difficili della sua carriera.
Gattuso ha detto: "Gasperini è un grande allenatore, e mi è sempre stato vicino nei miei momenti difficili. Quando ero al Milan e lui all'Atalanta, mi chiamava e mi diceva di continuare così, dicendo che gli piaceva il modo in cui giocava la mia squadra del Milan. Siamo un po' simili, entrambi con personalità forti, e lui mi ha sempre fatto sentire il suo supporto." Gattuso ha poi elogiato ancora di più il suo collega, paragonandolo a uno degli allenatori più influenti nella storia del calcio italiano: "Nessuno ne parla, ma per la rivoluzione che ha portato, è allo stesso livello di Arrigo Sacchi. Molti miei colleghi e io abbiamo provato a replicare ciò che fa lui, ma è molto difficile." Quanto a una cena con Gasperini, non ha esitato: "Sarebbe un onore."
Riguardo al derby, Gattuso ha frenato, chiedendo alla squadra e a chi li circonda di concentrarsi sulle partite più immediate: "Quando sento i miei giocatori o lo staff parlare del derby, li fermo subito. Ci sono partite importanti da giocare, e parleremo di quella settimana quando arriverà." Prima di allora, devono prepararsi per la partita contro il Monza: "Dobbiamo prepararci bene per il Monza; abbiamo appena avuto una pausa di 20 giorni, il che è un po' insolito." L'allenatore del Milan ha sottolineato la velocità dell'avversario, definendo il Monza una squadra giovane che "corre come il vento," e ha poi menzionato anche il suo spiacevole passato con Ivan Jurić: "Ricordo la partita tra Napoli e Verona, quando abbiamo mancato la qualificazione in Champions League. Quello fu un duro colpo. Avremmo potuto vincere e finire secondi, ma finimmo quinti con 77 punti."
Il ricordo più caro resta la vittoria della Coppa del Mondo 2006, un percorso attraverso difficoltà, sacrifici e la forza di una squadra indimenticabile per Gattuso. Il centrocampista ha ricordato in particolare la semifinale contro la Germania, una partita speciale anche per la sua situazione personale: "Avevo un cartellino giallo e non potevo prenderne un altro, altrimenti avrei saltato la finale. Fu un giorno speciale." E pochi giorni prima dell'inizio del torneo, questo obiettivo sembrava tutt'altro che certo: "Non avrei dovuto neanche essere in quella nazionale perché dieci giorni prima, in un'amichevole contro la Svizzera, ricevetti un colpo al muscolo e ebbi uno strappo, che mi avrebbe dovuto tenere fuori per un mese e mezzo."
Per tornare in gioco, Gattuso ha affrontato un processo di recupero estremamente faticoso: "Mi allenavo 13-14 ore al giorno per recuperare. Ci lanciavano i pomodori quando uscivamo, e eravamo appena usciti dallo scandalo Calciopoli. Poi, passo dopo passo, siamo arrivati alla fine." Secondo l'ex centrocampista, il fondamento di quella vittoria fu principalmente l'abilità di Marcello Lippi nel costruire una squadra unita: "Il merito di quel successo va a Marcello Lippi, che ha fatto di tutto per costruire una squadra. Eravamo una squadra incredibile. Ci permetteva di chiamare le nostre mogli e i nostri figli in albergo e di stare fino a mezzanotte." Anche la scelta dell'hotel ha contribuito a creare quell'atmosfera: "Abbiamo soggiornato in un normale hotel familiare, non un cinque stelle. Ed era gestito da calabresi; non credereste quanti biglietti mi è costato." Gattuso ritiene che un ambiente del genere sia stato uno dei fattori di successo: "Soggiornare in un hotel familiare come quello era il segreto."
Uno dei rapporti più importanti costruiti nel calcio è stata la sua amicizia con Marco Materazzi, iniziata quando Gattuso era molto giovane e giocava nel Perugia. Questo rapporto ha trascendido la rivalità successiva quando indossavano le maglie di Inter e Milan: "Ho condiviso molto con Materazzi. Andai a Perugia quando ero molto giovane e non avevo soldi in quel periodo. Lui era più grande di me e mi ha aiutato. Abbiamo sempre avuto un rapporto incredibile." Tuttavia, la loro amicizia non ha impedito alla rivalità tra i due club milanesi di manifestarsi in campo. Gattuso ha raccontato con umorismo come il loro rapporto sia cambiato quando si sono ritrovati come avversari: "Successivamente, andammo rispettivamente all'Inter e al Milan, e tutto cambiò. Nel tunnel, lui si comportava come se non ti conoscesse." Ha concluso con una risata.
Un altro argomento discusso da Gattuso è stata la mancanza di spettatori negli stadi, un fattore che, a suo avviso, influisce inevitabilmente sul calcio e sulle prestazioni delle squadre: "Gli stadi pieni mancano: il calcio senza tifosi non è calcio. I tifosi sono una parte importante; le loro urla possono farti dare di più." Il ricordo degli stadi vuoti durante la pandemia di COVID-19 per motivi di salute non ha cambiato la sua opinione: "Giocare a porte chiuse non è calcio, ed era lo stesso durante la pandemia, ma allora c'era un motivo. Ora stiamo soffrendo per questo, senza tifosi che ci aiutino."
Gattuso ha parlato anche del suo rapporto con il presidente della Lazio, sottolineando la sua preferenza per il dialogo e il suo apprezzamento per i rapporti diretti: "L'immagine di me come giocatore, ahimè, mi è ancora addosso. Ma da quando ho iniziato questo lavoro, litigo raramente con i presidenti. Mi piace il dialogo. Certamente mi piace parlare con persone vere, dove ciò che viene detto conta: non mi piace essere preso in giro." Ha poi menzionato Lotito, con cui ha stabilito un rapporto basato sulla comunicazione franca: "È così con Lotito. Se le cose non vanno bene quotidianamente, certo, bisogna dirlo faccia a faccia. È una persona incredibilmente intelligente, un genio." Gattuso ha poi scherzato su una nota citazione attribuita a Lotito: "Ho detto 'meno parla, meglio è'? Ma è difficile perché ha quattro o cinque telefoni..."
Riguardo alla nazionale, Gattuso ha detto: "Quella fu un'esperienza dolorosa per me, ero molto arrabbiato, fu un duro colpo. Volevo ricominciare subito." Gattuso ha anche espresso il suo apprezzamento per le esperienze all'estero, specialmente l'opportunità di incontrare culture diverse: "Mi piace questo; mescolare culture e le mie esperienze è molto importante per me." Poi è arrivata la scelta della Lazio, dopo aver precedentemente rifiutato Lotito due o tre volte: "Questa volta ho detto di sì perché in circostanze estremamente difficili, credo che molti di loro possano contribuire molto. Sono orgoglioso di allenare questi giocatori che danno così tanto, e abbiamo iniziato bene, ma c'è ancora molta strada da fare."
Gattuso ha parlato anche di Davide Frattesi, uno dei colpi più importanti della Lazio, che conosceva dai tempi della nazionale: "Ho avuto il privilegio di allenarlo in nazionale, e durante i ritiri, continuavo a dirgli che doveva prendere una decisione: è un giocatore importante e non può accontentarsi di giocare solo 15 minuti a partita. Gli dicevo che doveva prendersi più responsabilità." La scelta del centrocampista di unirsi alla Lazio è stata considerata particolarmente significativa dall'allenatore: "La sua scelta di venire da noi è stata una decisione incredibile, in un mercato difficile per noi e dove non si poteva fare molto."
La conversazione ha toccato anche Nuno Tavares e il lavoro svolto per sprigionare il suo talento. Gattuso ha notato che Nuno Mendes era l'unico giocatore che considerava alla pari del giocatore portoghese: "Solo Nuno Mendes e Tavares sono allo stesso livello." Ha poi spiegato il significato della sua precedente battuta sull'"eredità" prima di una partita del Milan: "Questa frase descrive meglio Tavares, che non ha raggiunto il suo pieno potenziale." Il loro rapporto non è stato semplice all'inizio: "Ci sono stati momenti di tensione con lui all'inizio; non tutto era bello." Gattuso ha poi spiegato la sua particolare impazienza con coloro che sprecano il loro talento: "Odio le persone che hanno talento ma non fanno nulla per migliorarsi. Il mio percorso è stato completamente diverso perché non avevo talento, e ho lavorato sodo per migliorarmi. Detesto le persone che hanno talento ma lo calpestano."
L'ex allenatore di Milan e Napoli ha raccontato anche le difficoltà incontrate all'inizio della sua carriera da allenatore, a partire dalla sua esperienza da giocatore-allenatore al Sion: "Mi ci è voluto del tempo, e per un po' ho voluto mollare. Ho sottovalutato il fatto che avevo a che fare con una generazione completamente diversa, e tornavo sempre a casa frustrato dai loro atteggiamenti." Questa esperienza ha anche cambiato il suo approccio: "Ho percorso una strada, ho identificato due o tre priorità nelle mie idee e ho adattato il resto alla generazione odierna. Ora sto meglio; non mi arrabbio più per cose banali."
Riguardo a Gattuso come giocatore e all'apertura di una pescheria, ha detto: "Non vorrei mai un giocatore come me nella mia squadra. Quando ripenso alle mie prestazioni in campo, cambio subito canale." Questa battuta illustra anche quanto sia cambiata la sua visione del calcio: "Non mi piacciono le cose semplici. Non riesco a stare a casa per più di due o tre mesi." Dopo il ritiro, Gattuso ha vissuto a Gallarate per un periodo. È dall'esperienza della spesa quotidiana e dei prezzi del pesce che gli è venuta l'idea di aprire una propria pescheria: "Ho vissuto a Gallarate per un po' dopo il ritiro. Quando andavo a comprare il pesce, lo trovavo davvero caro. Così ho deciso di aprire una pescheria."
Riguardo al Milan, Gattuso ha detto: "Il Milan era un sogno per me. Quando sono arrivato la prima volta, non ero abbastanza bravo per questo. Sentivo la palla, la differenza tra come giocavano loro e come giocavo io." Gattuso ha anche ricordato cosa lo ha tenuto in piedi nei primi anni: "A Milanello, vedevo le foto dei trofei vinti, e il mio obiettivo era avere anche una mia foto lì. Questo mi ha dato la forza di andare avanti nei primi anni, anche senza vincere. Devo ringraziare quei giocatori campioni e quelle persone speciali."
Riguardo a Paolo Maldini e Franco Baresi, Gattuso ha detto: "Per me, Maldini è un campione a tutto tondo. Era lui che mi riempiva di soggezione. Anche a 40 anni, non saltava mai un allenamento, e se si sentiva male, prendeva un'aspirina. Un giocatore incredibile, la cui profondità tecnica, mentale e personale era umiliante." Gattuso ha poi commentato il recente vandalismo del murales di Franco Baresi: "Mi addolora, ma viviamo in un mondo con molti problemi, e ormai non mi sorprende più nulla."
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