Secondo la Gazzetta dello Sport, il 20% dei club di Serie A si trova in uno stato di "sofferenza finanziaria", mentre un altro 25% è classificato come "fragile", per un totale del 45%.

Ieri a Roma è stato pubblicato il "Rapporto annuale 2026 del Comitato per la revisione dell'equilibrio economico e finanziario dei club sportivi professionistici indipendenti". Il rapporto ha analizzato gli indicatori economici e finanziari dei club, rivelando che il divario tra i ricavi operativi ordinari e i costi operativi rimane eccessivo, indicando che le operazioni di diversi club di Serie A sono insostenibili.
Il rapporto mostra che l'EBITDA mediano, utile operativo lordo prima di ammortamenti, svalutazioni, interessi e imposte, è di 26,7 milioni di euro. Tuttavia, dopo aver conteggiato gli ammortamenti, il risultato netto scende a -15,2 milioni di euro. I costi relativi ai giocatori sono la principale fonte di pressione, con gli ammortamenti che rappresentano il 21,6% dei ricavi. I ricavi ordinari sono insufficienti a coprire le spese, con il rapporto costi operativi/ricavi che raggiunge il 108,7%, il che significa circa 109 euro di costi operativi per ogni 100 euro di ricavi. Di conseguenza, i club dipendono dai trasferimenti di giocatori, che rappresentano il 20,8% dei ricavi totali.
Anche gli indicatori finanziari destano preoccupazione. Il quick ratio, che misura la capacità di un club di rimborsare il debito a breve termine con le sue attività più liquide, ha una mediana di 0,62, indicando che i club non dispongono di liquidità sufficiente per coprire completamente i debiti a breve termine. Il patrimonio netto mediano è di 23,9 milioni di euro, ma l'intervallo è ampio, variando da -276,5 milioni di euro a 291 milioni di euro, con 4 club su 20 che hanno un patrimonio netto negativo. Inoltre, il campione include circa 1,4 miliardi di euro di perdite dovute alla pandemia che dovranno essere coperte prima della relazione finanziaria del 2028.
Il rapporto divide i club di Serie A in 5 categorie. Il 20% dei club ha condizioni economiche relativamente stabili, e per il 10% dei club i trasferimenti di giocatori costituiscono una parte significativa del loro modello di business. Un altro 25% ha ricavi elevati, ma i profitti sono assorbiti dai costi della squadra, dagli ammortamenti e dalla struttura finanziaria; il 25% si trova in uno stato di fragilità. Infine, il 20% dei club è in sofferenza finanziaria, con EBITDA negativo, costi operativi superiori ai ricavi e risultati netti negativi.
In definitiva, 9 club su 20, ovvero il 45%, si trovano in una situazione finanziaria fragile o in sofferenza. Secondo queste metriche, quasi la metà dei club affronta difficoltà economiche e finanziarie. Il rapporto evidenzia significative disparità all'interno della Serie A: alcuni club riescono a generare profitti sostanziali, ma quasi la metà del campione mostra segni di fragilità o sofferenza finanziaria. La questione fondamentale non è solo l'ammontare dei ricavi, ma anche quanto rimane dopo aver pagato i costi della squadra e gli ammortamenti, e se i club riescono a mantenere l'equilibrio senza ricorrere continuamente alle cessioni di giocatori o al sostegno degli azionisti.

Tradotto dall'IA.
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